Dai quindici mesi in poi, l’interesse del bambino verso il mondo esterno si trasforma. Non è più solo una questione di sopravvivenza o di riflessi, ma nasce un vero “bisogno intellettuale” di scoprire e padroneggiare gli oggetti, soprattutto quelli nuovi e insoliti.
In questo articolo esploreremo come l’attività esplorativa e la manipolazione portino allo sviluppo delle prassie fondamentali, ponendo le basi per l’intelligenza logica e la rappresentazione simbolica.
Cosa sono le Prassie?
Una prassia è un insieme di reazioni motorie e di atti, sia automatici che intenzionali, coordinati in funzione di un risultato pratico. Non è un semplice movimento, ma un’azione finalizzata.
Le prime prassie compaiono quando inizia l’attività intenzionale, ma si sviluppano pienamente attraverso due canali principali:
- La locomozione: spostarsi nello spazio per raggiungere mete.
- La manipolazione: agire sugli oggetti per capirne il funzionamento.
La Condotta Esplorativa e il Cervello
Di fronte a un oggetto sconosciuto, il bambino attiva una condotta esplorativa (il “riflesso di orientamento” di Pavlov). Inizialmente usa schemi che già conosce: porta tutto alla bocca, batte gli oggetti, li scuote (assimilazione). Successivamente, modifica questi schemi per adattarli alla forma specifica dell’oggetto (accomodamento), scoprendo così nuove prassie.
A livello neurofisiologico, questo periodo (dai 10 mesi ai 2 anni) corrisponde a una fase di intensa sinaptogenesi: il cervello produce un numero enorme di connessioni (sinapsi), superiore a quello di un adulto, per supportare l’apprendimento massiccio di nuove abilità motorie e cognitive.
Dallo Spazio Vissuto alla Rappresentazione Mentale
Intorno ai 18 mesi, l’attività senso-motoria permette al bambino di staccarsi dalla simbiosi con la madre e di costruire le prime immagini mentali. Non vive più solo nel presente immediato, ma inizia a rappresentarsi gli oggetti anche quando non li vede (permanenza dell’oggetto).
Attraverso la manipolazione, il bambino scopre le relazioni spaziali fondamentali:
- Apertura e chiusura;
- Dentro e fuori (contenitore/contenuto);
- Vicinanza e separazione;
- Ordine e successione.
Queste esperienze pratiche sono la base per la costruzione dei futuri concetti logici (classificazione, seriazione) e infralogici (spazio, tempo, causalità).
Tappe dello Sviluppo Prassico (2-3 Anni)
Grazie a un ambiente stimolante e all’incoraggiamento degli adulti, il bambino acquisisce progressivamente autonomia nelle prassie quotidiane:
- 15 mesi: Beve dalla tazza, usa il cucchiaio (anche se in modo impreciso).
- 2 anni: Mangia e beve in autonomia.
- 2 anni e mezzo: Sale le scale (due piedi per gradino), corre, si arrampica, lancia una palla.
- 3 anni: Sale le scale alternando i piedi, corre con sicurezza aggirando ostacoli, va sul triciclo pedalando, calcia la palla con forza.
Queste conquiste funzionali aumentano il senso di competenza del bambino e potenziano la sua motricità ludica.
Linguaggio e Pensiero: L’Importanza della Parola
Tra i due e i tre anni esplode anche il linguaggio. Dalle prime “parole-frasi” (dove un solo termine indica un’intera situazione), il bambino passa a costruire frasi minime e, verso i tre anni, acquisisce spontaneamente le regole grammaticali di base.
Il linguaggio ha un ruolo cruciale nello sviluppo dell’azione. Secondo Vygotskij, il linguaggio egocentrico (il monologo del bambino mentre gioca) non è un semplice accompagnamento, ma serve a pianificare e organizzare il comportamento. Grazie alla parola, il bambino impara a “padroneggiare” le proprie azioni dall’esterno.
Schema Corporeo e Coscienza di Sé
Parallelamente alla scoperta del mondo, il bambino scopre il proprio corpo. Fino ai 3 anni, lavora per unificare tre diverse percezioni:
1. **Corpo Vissuto (Cinestesia):** La sensazione interna del movimento e della postura. 2. **Corpo Visivo:** L’immagine che vede allo specchio. 3. **Corpo dell’Altro:** L’imitazione degli altri bambini e adulti.Intorno ai tre anni, riconosce che il corpo che “sente” è lo stesso che “vede” allo specchio. Nasce così la coscienza di sé come entità distinta dagli altri, che apre la strada alla fase dell’affermazione della personalità (spesso caratterizzata dall’opposizione e dal “no”).
Il Gioco Simbolico: “Far Finta Di…”
Tra i 2 e i 7 anni (stadio pre-operatorio), l’attività dominante diventa il gioco simbolico. Il bambino usa un oggetto per rappresentarne un altro (una scatola diventa una macchina, una scopa diventa un cavallo).
Interpretazioni del Gioco Simbolico
- Jean Piaget: Vede il gioco simbolico come pura assimilazione. Il bambino piega la realtà ai propri desideri per rivivere esperienze o risolvere conflitti emotivi, senza sforzo di adattamento al reale.
- Vygotskij: Considera il gioco una molla fondamentale dello sviluppo. Nel gioco, il bambino opera nell’Area di Sviluppo Prossimale: si comporta come se fosse più grande, rispettando regole severe (ad esempio, se gioca a fare la mamma, deve agire come una mamma).
In ogni caso, il gioco simbolico è il laboratorio dove l’Io del bambino si sperimenta, crea mondi magici e impara a gestire la distanza tra il mondo interno (fantasie) e il mondo esterno (realtà).
Adattato da “Lo sviluppo psicomotorio del bambino” di Marco Paolo Dellabiancia.


