Con la caduta del fascismo e la fine della Seconda Guerra Mondiale, l’Italia si trovò di fronte alla necessità di un profondo rinnovamento culturale e morale. In questo contesto di ricostruzione, anche gli studiosi di pedagogia iniziarono un cammino di ricerca per ridefinire l’identità della disciplina, affrancandosi progressivamente dall’eredità dell’idealismo gentiliano.
In questo articolo esploreremo i principali paradigmi che hanno caratterizzato il dibattito pedagogico italiano: dalla pedagogia come filosofia applicata fino alla moderna concezione delle scienze dell’educazione.
1. Il Quadro Introduttivo: La Ricerca di una Nuova Identità
Nel dopoguerra, il dibattito pedagogico fu animato da una pluralità di voci: esistenzialisti, marxisti, fenomenologi, pragmatisti e neotomisti cercavano di superare l’egemonia dell’attualismo di Giovanni Gentile. Nonostante le tensioni politiche della Guerra Fredda, figure come Benedetto Croce e Concetto Marchesi riuscirono a trovare un accordo fondamentale sui principi scolastici sanciti nella Costituzione (artt. 33 e 34).
Tuttavia, presto emerse l’urgenza di chiarire il rapporto tra pedagogia, scienza e filosofia. Mentre alcuni autori continuavano a vedere la pedagogia come una branca della filosofia, altri, come Francesco De Bartolomeis, iniziarono a parlare di “pedagogia come scienza”, aprendo la strada a una terza via basata sull’approccio scientifico e sperimentale.
2. L’Eredità Gentiliana (e i suoi travisamenti)
Il pensiero di Giovanni Gentile ha influenzato profondamente la scuola italiana per decenni. Per Gentile, la pedagogia non era una scienza autonoma, ma si risolveva interamente nella filosofia. L’atto educativo era visto come un “atto spirituale”: non un semplice fatto da descrivere, ma un processo di formazione dello spirito.
- L’occhio della scienza: vede la realtà così com’è (il fatto).
- L’occhio della filosofia: vede la realtà come dovrebbe essere (l’atto, il valore).
Secondo questa visione, la psicologia (scienza dello sviluppo naturale) e l’etica (ricerca dei fini) dovevano fondersi. La pedagogia “psicologica”, che cercava autonomia scientifica, veniva considerata arida se non rivitalizzata dalla filosofia.
3. Pedagogia come Teoria dell’Educazione
Un primo passo verso il superamento dell’idealismo fu compiuto da autori come Nicola Abbagnano e Aldo Visalberghi. Per Abbagnano, la filosofia, quando riflette sulla trasmissione della cultura, diventa “filosofia dell’educazione o pedagogia”.
Sebbene strettamente connesse, le due non coincidono del tutto. La pedagogia deve infatti coordinare gli apporti delle scienze sussidiarie (psicologia, sociologia, antropologia) necessarie per il controllo del processo educativo. Visalberghi, in particolare, difese il termine “pedagogia” come l’approccio più generale e progettuale ai problemi educativi, distinguendolo dalla semplice somma delle “scienze dell’educazione”.
4. Pedagogia come Scienza dell’Educazione
Con Giacomo Cives e Raffaele Laporta, si afferma il paradigma della pedagogia come scienza autonoma. Non più solo arte pratica o filosofia applicata, ma una disciplina che studia sistematicamente come l’educazione si realizza in un determinato ambiente sociale.
- Teorica: studia i presupposti dell’educazione.
- Pratica: ricerca i mezzi e le strategie più efficaci.
- Descrittiva e Prescrittiva: formula regole basate sulla conoscenza dello sviluppo della personalità.
Per Laporta, la scienza dell’educazione è lo strumento fondamentale per l’affrancamento dell’uomo e la sua autodeterminazione, assumendo così anche un forte significato politico e sociale.
5. Pedagogia come Filosofia dell’Educazione
Una prospettiva diversa fu mantenuta da Giovanni Maria Bertin e, successivamente, da Franco Cambi. In questo modello, la filosofia dell’educazione non scompare, ma assume un ruolo specifico:
- Analisi del discorso pedagogico (epistemologia).
- Coordinamento critico delle varie scienze dell’educazione.
- Riflessione sui valori (assiologia) e sui fini.
La filosofia dell’educazione diventa così un sapere “regolativo”, che analizza l’esperienza educativa nelle sue forme universali e problematiche, distinguendosi dalla pedagogia intesa come scienza pratica e determinata.
6. Pedagogia e Scienze dell’Educazione: Verso la “Clinica della Formazione”
Negli anni più recenti, autori come Riccardo Massa e Cesare Scurati hanno cercato di superare la frammentazione. Non si tratta di scegliere tra filosofia e scienza, ma di integrare competenze diverse.
Massa propone una pedagogia che indaga la “struttura profonda dell’accadere educativo”, orientandosi verso una clinica della formazione. Scurati sottolinea come la pedagogia debba guidare l’enciclopedia delle scienze dell’educazione (psicologia, sociologia, didattica, ecc.), fungendo da coordinamento multidisciplinare per affrontare la complessità del fatto educativo.
7. Conclusione: Un Sapere Complesso
Oggi possiamo dire che il sapere educativo si articola su due livelli:
- Pedagogia Teorica: definisce finalità, valori e ideali etici, assumendosi la responsabilità della progettazione curricolare.
- Pedagogia Pratica e Operativa: si realizza nella metodologia e nella didattica, studiando le tecniche, gli obiettivi e le procedure concrete.
Per operare con efficacia, la pedagogia teorica deve necessariamente dialogare con le scienze dell’educazione (naturali e sociali), che offrono dati oggettivi sul soggetto che apprende e sull’ambiente, applicando criteri scientifici di verifica.
Sintesi tratta da “Momenti di Pedagogia e Scienze dell’Educazione” di Marco Paolo Dellabiancia.



