Storia dell'Educazione Fisica in Italia: Dalla Legge Casati alla Riforma

Storia dell’Educazione Fisica in Italia: Dalla Legge Casati alla Riforma

La storia dell’educazione fisica in Italia è un viaggio affascinante che corre parallelo alla storia dell’unificazione nazionale e dell’evoluzione sociale del Paese. Dalle prime esercitazioni di stampo militare alla moderna concezione psicomotoria, la disciplina ha subito profonde trasformazioni.

In questo articolo ripercorriamo le tappe fondamentali, partendo dalla storica Legge Casati fino alle riforme della scuola contemporanea.

1. La Legge Casati (1859): Le Origini

La Legge Casati, varata il 13 novembre 1859, rappresenta l’atto di nascita del sistema scolastico italiano. Promossa dal governo della Destra storica sotto la guida di Cavour, essa estese il modello scolastico piemontese e lombardo a tutto il nascente Regno d’Italia.

La legge strutturava l’istruzione in tre gradi:

  • Primario: gratuito per 4 anni e a carico dei Comuni.
  • Secondario: diviso tra indirizzo classico (Ginnasio-Liceo) e tecnico.
  • Universitario: per la formazione della classe dirigente.

La Ginnastica Militare Obbligatoria

Un aspetto cruciale della Legge Casati fu l’introduzione dell’obbligo della “Ginnastica militare” negli istituti secondari. Il modello di riferimento era quello prussiano di Rodolfo Obermann, ginnasiarca svizzero chiamato a Torino per l’addestramento delle truppe.

Questo metodo si basava su comandi rigidi ed esecuzioni collettive, funzionali a preparare la popolazione all’unità nazionale e alla disciplina. Altre forme di attività motoria già presenti nella tradizione italiana (come scherma, equitazione o giochi popolari) furono inizialmente trascurate a favore di questo approccio militare.

2. L’Evoluzione: Da De Sanctis alla Riforma Gentile

Negli anni successivi all’Unità, la disciplina iniziò a trasformarsi. Con il Ministro De Sanctis (1878), la materia assunse il nome di “Ginnastica educativa”, aprendosi anche alle scuole elementari e femminili.

La vera svolta pedagogica arrivò con figure come Emilio Baumann, che propose un’alternativa scientifica al modello militare, sebbene spesso osteggiata dai conservatori. Tuttavia, la confusione regnava sovrana, con docenti che dipendevano da tre ministeri diversi (Guerra, Istruzione, Interni) e strutture spesso inadeguate.

La Riforma Gentile (1923)

Con l’avvento del Fascismo e la Riforma Gentile del 1923, la scuola italiana cambiò volto. Giovanni Gentile, in un’ottica idealista, scorporò l’educazione fisica dai programmi scolastici tradizionali, affidandola all’Ente Nazionale per l’Educazione Fisica (ENEF).

Successivamente, con la nascita dell’Opera Nazionale Balilla (ONB) nel 1927 e poi della Gioventù Italiana del Littorio (GIL) nel 1937, l’educazione fisica subì una forte fascistizzazione. L’attività divenne capillare e obbligatoria, ma fortemente orientata all’inquadramento ideologico e paramilitare, con grandi parate e saggi ginnici di massa.

3. Il Secondo Dopoguerra e il Boom Economico

Dopo la caduta del Fascismo e la fine della Seconda Guerra Mondiale, la scuola italiana dovette ricostruirsi. La Costituzione della Repubblica (1948) sancì il diritto allo studio e al pieno sviluppo della persona umana.

L’educazione fisica cercò faticosamente una nuova identità, allontanandosi dall’eredità militare. Nel 1958, con la Legge n. 88, venne varato l’ordinamento organico della disciplina, istituendo gli ISEF (Istituti Superiori di Educazione Fisica) per la formazione universitaria dei docenti.

La Scuola Media Unica (1962)

Un passaggio fondamentale fu la creazione della Scuola Media Unica nel 1962. I nuovi programmi del 1963 introdussero concetti innovativi per l’epoca:

  • Preferenza per il movimento naturale e pre-atletico.
  • Introduzione della ginnastica ritmica femminile.
  • Apertura verso lo sport scolastico, con la nascita dei Giochi della Gioventù nel 1968.

4. Verso la Scuola Moderna: Anni ’70 e ’80

Gli anni ’70 furono segnati dalla scolarizzazione di massa e dai grandi cambiamenti sociali. La Legge 517 del 1977 introdusse l’integrazione degli alunni con disabilità, abolì le classi differenziali e cambiò il sistema di valutazione.

In questo periodo si accese un forte dibattito epistemologico sulla disciplina:

  • Da un lato, l’approccio strutturale basato sulle capacità condizionali e coordinative (scuola dell’Est Europa).
  • Dall’altro, l’approccio funzionale e psicomotorio, che vedeva il movimento come linguaggio e comunicazione (scuola francese).

I programmi del 1979 per la scuola media e quelli del 1985 per la scuola elementare (che adottarono il termine “Educazione Motoria”) sancirono il passaggio da una lista di esercizi prescrittivi a una programmazione educativa per obiettivi, lasciando al docente la responsabilità delle scelte didattiche.


Questo articolo è una sintesi storica basata su documenti d’archivio e analisi dell’evoluzione normativa italiana.

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