Autismo e Disturbi dello Sviluppo: Teorie, Diagnosi e Trattamento

Autismo e Disturbi dello Sviluppo: Teorie, Diagnosi e Trattamento

L’autismo rappresenta una delle sfide più complesse per la pedagogia speciale e le neuroscienze. Definito oggi come Disturbo dello Spettro Autistico, si manifesta come una condizione pervasiva che influenza la comunicazione, l’interazione sociale e il comportamento.

In questo approfondimento, analizzeremo l’evoluzione delle teorie sull’autismo (dalla psicoanalisi alle neuroscienze cognitive), il deficit della “Teoria della Mente” e i principali approcci riabilitativi utilizzati in Italia.

Dalla “Madre Frigorifero” alle Basi Neurobiologiche

La comprensione dell’autismo ha subito una radicale trasformazione negli ultimi settant’anni. Inizialmente, autori come Leo Kanner (che per primo identificò la sindrome nel 1943) e successivamente Bruno Bettelheim, ipotizzarono cause psicodinamiche.

Bettelheim, con la teoria della “madre frigorifero”, attribuiva erroneamente il ritiro autistico a una freddezza affettiva materna. Fortunatamente, a partire dagli anni ’60, grazie anche a ricercatori come Bernard Rimland, questa visione colpevolizzante è stata abbandonata.

Oggi la comunità scientifica concorda su una eziologia multifattoriale con forti basi neurobiologiche e genetiche. Le indagini strumentali (RMN, PET) hanno evidenziato anomalie in diverse aree cerebrali, tra cui il sistema limbico (amigdala e ippocampo) e i lobi frontali.

Il “Core” del Deficit: La Teoria della Mente

Perché le persone autistiche faticano a relazionarsi? Una delle spiegazioni più accreditate è il deficit della Teoria della Mente (ToM), studiata da Baron-Cohen, Leslie e Frith.

La Teoria della Mente è la capacità innata di attribuire stati mentali (intenzioni, credenze, desideri) agli altri e di prevederne il comportamento. Nei bambini autistici, questa capacità è compromessa (cecità mentale). Questo spiega perché:

  • Faticano a capire l’ironia, le metafore o le bugie (deficit di metarappresentazione).
  • Non sviluppano il gioco simbolico o di finzione (es. usare una banana come telefono).
  • Hanno difficoltà nell’attenzione condivisa (es. seguire lo sguardo di qualcuno per vedere cosa sta guardando).

Il Test di Sally e Anne

La prova classica per valutare questo deficit è il “Test della falsa credenza” (Sally-Anne). Si mostra al bambino una scena in cui una bambola (Sally) nasconde una biglia in un cesto ed esce. L’altra bambola (Anne) sposta la biglia in una scatola. Quando Sally torna, si chiede al bambino: “Dove cercherà la biglia Sally?”.

Il bambino autistico tende a rispondere “nella scatola” (dove la biglia è realmente), incapace di capire che Sally crede ancora che sia nel cesto.

Diagnosi e Sintomi Principali

Secondo i manuali diagnostici (DSM e ICD), l’autismo è caratterizzato da una triade di compromissioni:

  1. Interazione Sociale: isolamento, scarso contatto oculare, difficoltà a relazionarsi con i coetanei.
  2. Comunicazione: ritardo o assenza del linguaggio, ecolalia, difficoltà nella pragmatica della comunicazione.
  3. Interessi Ristretti e Stereotipie: movimenti ripetitivi (flapping, dondolio), aderenza rigida a routine, interessi ossessivi per parti di oggetti.

Approcci Terapeutici e Educativi

Non esiste una “cura” per l’autismo, ma esistono trattamenti educativo-abilitativi efficaci per migliorare l’autonomia e la qualità della vita.

Il Programma TEACCH

Nato nella Carolina del Nord (Schopler), il TEACCH è un approccio olistico molto diffuso. Si basa sull’insegnamento strutturato:

  • Organizzazione rigida dello spazio fisico e del tempo.
  • Uso di schemi visivi (immagini, simboli) per rendere prevedibile la giornata.
  • Sfruttamento dei punti di forza visuo-spaziali del bambino.

L’Approccio A.E.R.C. (Attivazione Emotiva e Reciprocità Corporea)

Proposto in Italia dal Dott. Michele Zappella, questo metodo punta a recuperare la relazione emotiva. Attraverso il gioco, il contatto corporeo e l’esposizione a emozioni intense, si cerca di rompere il “guscio” dell’isolamento per costruire una reciprocità sociale primaria tra genitore/terapeuta e bambino.

Strategie Comportamentali

Derivate dal comportamentismo, tecniche come il Prompting (aiuto) e il Fading (attenuazione dell’aiuto) sono usate per insegnare abilità specifiche, scomponendo compiti complessi in piccoli passi (Task Analysis).

Integrazione Scolastica

La scuola gioca un ruolo fondamentale. L’inserimento in classe richiede un PEI (Piano Educativo Individualizzato) ben strutturato. È essenziale lavorare non solo sugli apprendimenti, ma sulle abilità sociali, utilizzando i compagni come risorsa (tutoring) e strutturando l’ambiente per ridurre l’ansia derivante dagli imprevisti, tipica della mente autistica.


Sintesi tratta da “Pedagogia speciale delle disabilità: sindromi e trattamenti” di Marco Paolo Dellabiancia.

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