- Il PEI, cioè il Piano Educativo Individualizzato, traduce il diritto allo studio in scelte didattiche concrete per alunni con disabilità certificata.
- La normativa di riferimento ruota attorno al Decreto Interministeriale 182/2020 e agli aggiornamenti del Decreto Interministeriale 153/2023, che rendono i modelli più leggibili e più aderenti alla pratica di scuola.
- Il GLO coordina la progettazione: docenti curricolari, insegnanti di sostegno, famiglia, servizi e, quando possibile, lo studente lavorano in corresponsabilità.
- La compilazione PEI parte da osservazioni mirate e arriva a obiettivi, strategie, strumenti, criteri di verifica e risorse, con attenzione a barriere e facilitatori del contesto.
- Personalizzazione e inclusione non coincidono con “abbassare l’asticella”: si costruiscono accessi diversi agli stessi apprendimenti e si cura la partecipazione al gruppo.
Nelle classi di oggi, la parola inclusione non è uno slogan, ma una responsabilità quotidiana che passa da scelte piccole e molto concrete. Perciò il PEI non vive in un cassetto: si vede quando una consegna cambia forma senza perdere valore, quando una verifica misura ciò che conta davvero, oppure quando un compagno diventa facilitatore e non spettatore. Inoltre, il Piano Educativo Individualizzato permette di evitare due rischi opposti: trattare ogni situazione come identica oppure isolare l’alunno con disabilità in un percorso parallelo. Di conseguenza, si lavora su obiettivi chiari e condivisi, in modo che la scuola resti un luogo di appartenenza e di crescita, non una successione di adempimenti. Anche se la compilazione PEI richiede tempo, quel tempo diventa investimento se il documento resta “vivo”, si aggiorna e orienta le decisioni del team. Un filo narrativo aiuta a capire: si pensi a Marco, studente della secondaria di primo grado con buone competenze orali e forte ansia nelle prove scritte. Quando il PEI collega didattica, benessere e contesto, l’educazione smette di rincorrere l’emergenza e inizia a costruire autonomia.
PEI e normativa: cosa stabiliscono i decreti e perché cambiano la pratica di scuola
Il PEI è un atto educativo prima che amministrativo, tuttavia si regge su un quadro normativo preciso. In Italia i riferimenti centrali sono il Decreto Interministeriale n. 182 del 29 dicembre 2020 e il Decreto Interministeriale n. 153 del 1° agosto 2023, che aggiorna e chiarisce diversi aspetti emersi nella pratica. Quindi, quando si parla di Piano Educativo Individualizzato, non si descrive una scelta facoltativa della scuola: si parla di un diritto per l’alunno con disabilità certificata e di un dovere istituzionale. Inoltre, i decreti puntano a garantire una base comune tra territori, così che l’inclusione non dipenda dalla “fortuna” di una singola realtà scolastica.
Il modello nazionale introdotto nel 2020 ha avuto un obiettivo chiaro: uniformare impostazione e linguaggio del documento, collegandolo a una lettura bio-psico-sociale del funzionamento. Tuttavia, nelle scuole sono emerse criticità pratiche: alcune sezioni risultavano poco maneggevoli, mentre certi passaggi potevano apparire distanti dalla quotidianità d’aula. Perciò l’intervento del 2023 ha portato più flessibilità e indicazioni più operative, soprattutto sulla distinzione tra percorso con obiettivi riconducibili alla programmazione della classe e percorso differenziato. Infatti, la chiarezza su questo punto tutela sia lo studente sia gli insegnanti, perché riduce equivoci su aspettative e criteri di valutazione.
Un aspetto spesso sottovalutato riguarda il ruolo dei gruppi di lavoro. Il decreto del 2023 rafforza e precisa compiti e composizione del GLO, rendendo più esplicito il valore della corresponsabilità tra scuola, famiglia e servizi. Così il PEI diventa un luogo di dialogo regolato, non una negoziazione estemporanea. Inoltre, la logica delle “barriere e facilitatori” sposta l’attenzione: non esiste solo la difficoltà individuale, ma anche un ambiente che può aiutare o ostacolare. In altre parole, il documento invita a chiedersi: quali scelte di contesto rendono possibile la partecipazione?
| Aspetto | DI 182/2020 | DI 153/2023 |
|---|---|---|
| Finalità principale | Definire un modello nazionale unico per la redazione del PEI | Aggiornare il modello e correggere criticità applicative |
| Struttura dei modelli | Impostazione standard uguale per tutte le scuole | Modelli rivisti, più flessibili e più vicini alla pratica didattica |
| GLO | Compiti di redazione e verifica indicati in modo generale | Ruolo e composizione chiariti, con maggiore centralità operativa |
| Percorsi | Distinzione tra obiettivi minimi e differenziato prevista | Distinzione meglio esplicitata, con enfasi sulla personalizzazione |
| Rapporto con l’inclusione | Promossa l’inclusione con alcune difficoltà segnalate | Coinvolgimento famiglia e didattica inclusiva ulteriormente valorizzati |
Per rendere tutto concreto, si consideri una situazione tipica: una classe con compiti scritti frequenti e tempi serrati. Se la normativa viene letta come “procedura”, il PEI rischia di essere un elenco di misure. Se invece viene letta come garanzia di qualità, allora si progettano prove più accessibili e criteri trasparenti. Di conseguenza, il documento non “abbassa” l’educazione, ma la rende equa. Il passaggio successivo, quindi, riguarda chi lo costruisce e come: il lavoro collegiale del GLO fa la differenza.
Chi redige il PEI: GLO, famiglia, servizi e studente nella corresponsabilità educativa
La compilazione PEI non è un compito solitario, anche se spesso a scuola ricade su poche persone. Il documento nasce nel GLO, cioè il Gruppo di Lavoro Operativo per l’inclusione, che riunisce insegnanti curricolari, docente di sostegno, genitori o chi esercita la responsabilità genitoriale, professionisti dei servizi socio-sanitari e altre figure coinvolte. Inoltre, quando le condizioni lo permettono, partecipa lo studente: questa presenza rafforza autodeterminazione e consapevolezza, soprattutto nella secondaria di secondo grado. Così, il Piano Educativo Individualizzato diventa una “mappa” che tutti sanno leggere, invece di un testo scritto per pochi.
Nella pratica, il GLO funziona quando ciascun componente porta un pezzo di realtà. La famiglia offre informazioni su routine, autonomie, interessi e fatiche quotidiane, quindi aiuta a evitare obiettivi astratti. Gli insegnanti osservano l’apprendimento in situazione e descrivono cosa accade con materiali, tempi e richieste diverse. I servizi territoriali aggiungono il quadro clinico-funzionale e, soprattutto, suggeriscono continuità tra interventi esterni e vita di classe. Di conseguenza, si riduce il rischio di indicazioni contraddittorie: un supporto educativo coerente rende più stabile l’esperienza scolastica.
Un esempio rende l’idea. Marco, che vive forte ansia nelle prove scritte, tende a bloccarsi appena vede una pagina piena di testo. Se la scuola si limita a “concedere più tempo”, l’ansia può restare identica. Tuttavia, se il GLO concorda una strategia, allora cambia l’intero scenario: consegne spezzate in step, possibilità di risposta orale per alcune parti, uso di mappe e checklist, e un criterio di valutazione che separa contenuto e grafia. Inoltre, si può prevedere un breve rituale di avvio prova per ridurre l’attivazione emotiva. Così l’alunno sperimenta controllo e sicurezza, e l’inclusione diventa visibile.
La corresponsabilità richiede anche chiarezza di ruoli, perciò conviene che il GLO definisca chi fa cosa e quando. Alcune decisioni devono restare collegiali, come obiettivi e valutazione; altre possono essere operative, come la predisposizione di materiali accessibili. Inoltre, è utile fissare momenti di monitoraggio brevi ma frequenti, perché il PEI non è un documento “una volta l’anno”. Infatti, anche un piccolo cambiamento di contesto può alterare l’equilibrio: un nuovo docente, un trasferimento, o una modifica dell’orario. Il passo seguente, quindi, è capire quali sezioni compongono il PEI e come riempirle senza perdersi.
Per approfondire in modo guidato la logica del lavoro collegiale e delle riunioni operative, può essere utile cercare una dimostrazione video centrata sul GLO e sulla redazione partecipata.
Compilazione PEI passo dopo passo: osservazioni, obiettivi, strategie, verifiche e risorse
Una compilazione PEI efficace segue una logica: prima si osserva, poi si progetta, quindi si verifica. Sembra semplice, tuttavia a scuola la tentazione è partire direttamente dalle misure. Invece, le osservazioni iniziali servono a descrivere come l’alunno apprende e partecipa, in quali condizioni rende di più e quali barriere emergono. Inoltre, la descrizione non dovrebbe fermarsi alle difficoltà: interessi, punti di forza e motivazione sono leve educative potentissime. Così, gli obiettivi diventano realistici e significativi.
Osservazioni e quadro informativo: cosa raccogliere e come usarlo
Nelle prime settimane, si raccolgono dati tramite osservazione sistematica, colloqui e analisi dei lavori. Quindi conviene annotare: tempi di attenzione, modalità comunicative, gestione del materiale, risposta alle consegne, relazione con i pari, reazioni allo stress. Inoltre, nel quadro informativo entrano elementi forniti dalla famiglia: routine, autonomie domestiche, fattori che facilitano o complicano la giornata. Nella secondaria di secondo grado, perciò, è prezioso aggiungere l’autodescrizione dello studente, perché aumenta partecipazione e senso di controllo. Un PEI ben fondato parte da qui, non da formule generiche.
Obiettivi e personalizzazione: dall’accesso ai contenuti alla partecipazione
Definire obiettivi non significa riempire caselle, ma scegliere priorità. Infatti, un obiettivo valido è osservabile, misurabile e collegato a un contesto reale. Inoltre, dovrebbe intrecciare didattica e competenze trasversali: organizzazione, comunicazione, autonomia e gestione emotiva. Nel caso di Marco, per esempio, un obiettivo può essere “pianificare una prova scritta usando una checklist”, non soltanto “scrivere un testo corretto”. Così la personalizzazione sostiene l’apprendimento e non lo semplifica soltanto. Anche quando si lavora su PEI per autismo, spesso il vero salto di qualità nasce dal collegamento tra prevedibilità, comunicazione e gestione delle transizioni.
Metodologie, strumenti e verifiche: coerenza tra ciò che si insegna e ciò che si valuta
La parte più delicata riguarda la coerenza. Se si adotta una metodologia inclusiva, allora anche verifiche e valutazione devono rifletterla, altrimenti l’alunno resta penalizzato. Perciò si esplicitano strumenti compensativi, adattamenti di consegna, modalità di risposta e criteri. Inoltre, si descrivono le strategie in modo operativo: “testo con righe più distanziate e parole chiave evidenziate” è più utile di “materiale facilitato”. Anche le schede didattiche per bambini disabili, quando progettate bene, non infantilizzano: rendono accessibile il contenuto mantenendo dignità e sfida cognitiva. Di conseguenza, la valutazione misura progressi reali e rinforza motivazione.
Una lista di controllo utile per evitare PEI generici
Quando il tempo stringe, una lista di controllo aiuta a non perdere i passaggi essenziali. Inoltre, rende più semplice la continuità tra docenti, soprattutto in caso di cambiamenti in corso d’anno.
- Descrivere almeno tre punti di forza dell’alunno e come si valorizzano in classe.
- Indicare barriere del contesto (spazi, rumore, tempi) e facilitatori già presenti o da introdurre.
- Collegare ogni obiettivo a una strategia didattica concreta e a un indicatore di progresso.
- Specificare modalità di verifica: formato, tempi, strumenti e criteri di correzione.
- Definire come si usa il sostegno didattico anche quando l’insegnante di sostegno non è presente.
- Pianificare almeno due momenti di monitoraggio durante l’anno, con evidenze raccolte.
Per vedere esempi pratici di modulistica e compilazione guidata, è utile un tutorial che mostri come passare dalle osservazioni alle scelte operative.
PEI informatizzato e gestione su SIDI/GAD: flusso operativo, firme e aggiornamenti
Negli ultimi anni la gestione digitale ha cambiato il ritmo di molte segreterie e team docenti. Il PEI informatizzato, attraverso l’applicativo “Gestione Alunni con Disabilità” (GAD) accessibile dal portale SIDI, è uno strumento che punta a rendere più ordinata la compilazione e più tracciabili gli aggiornamenti. Tuttavia, il digitale non risolve da solo la qualità del contenuto: serve comunque una progettazione educativa solida. Perciò conviene distinguere tra “dove si scrive” e “come si pensa” il Piano Educativo Individualizzato.
Nelle scuole statali, l’utente abilitato dal dirigente scolastico può registrare fascicoli e PEI, selezionare lo studente e scegliere la tipologia di documento. Inoltre, si può generare un nuovo PEI partendo da quello dell’anno precedente, così da non perdere continuità e storico. Nelle scuole paritarie, invece, la compilazione resta spesso cartacea: questo non riduce il valore del documento, tuttavia richiede una cura maggiore nella conservazione e nel passaggio di consegne. In entrambi i casi, la regola di fondo resta la stessa: il PEI va redatto all’inizio dell’anno e aggiornato quando serve, perché la disabilità non si “fotografa” una volta per tutte.
Funzioni tipiche: composizione GLO, osservazioni, dimensioni e contesto
Il flusso operativo digitale prevede passaggi distinti, quindi è utile conoscerli per evitare blocchi a ridosso delle scadenze interne. La composizione del GLO si imposta indicando componenti, ruoli, autorizzazioni e possibilità di firma. Inoltre, anche dopo l’approvazione, si possono gestire integrazioni se cambia la composizione. Le sezioni di osservazione raccolgono quadro informativo e riferimenti al profilo di funzionamento; perciò, se mancano documenti aggiornati, si annotano le fonti disponibili e si pianifica un raccordo con i servizi.
La parte dedicata alle dimensioni mette in relazione osservazioni e interventi, così ogni scelta risulta motivata. Il contesto, invece, obbliga a guardare barriere e facilitatori: rumore, affollamento, tempi di transizione, chiarezza delle routine, accessibilità dei materiali. Di conseguenza, l’inclusione non dipende solo dall’alunno, ma da scelte ambientali migliorabili. Un esempio semplice: una classe con cambi frequenti di attività può diventare più accessibile con una scaletta visiva alla lavagna e segnali di anticipo, senza “specializzare” eccessivamente l’intervento.
Invio, approvazione e firma: perché la procedura tutela tutti
Dopo aver compilato almeno una sezione, il sistema porta il documento “in lavorazione”. A quel punto si possono visualizzare anteprime e modificare contenuti. Quindi, quando il lavoro è pronto, si invia al dirigente per approvazione, e successivamente ai firmatari del GLO per la sottoscrizione digitale tramite procedure guidate. Questo passaggio tutela scuola e famiglia, perché rende tracciabili le decisioni e chiarisce cosa è stato condiviso. Inoltre, la firma non dovrebbe essere l’ultimo gesto formale: è un patto educativo che orienta azioni quotidiane e collaborazione. Il tema successivo, perciò, riguarda come il PEI dialoga con BES e PDP, evitando confusione e sovrapposizioni.
PEI, BES e PDP: confini, continuità e scelte inclusive che funzionano davvero
Nel linguaggio scolastico si intrecciano sigle che possono confondere, tuttavia ogni documento ha finalità e destinatari diversi. Il PEI riguarda l’alunno con disabilità certificata ai sensi della legge 104/1992 e definisce obiettivi educativi e didattici, strategie, modalità di verifica e risorse. Il PDP, invece, si usa per studenti con DSA o altri bisogni educativi speciali, e descrive misure dispensative e strumenti compensativi. Quindi non è una semplice differenza burocratica: cambia il perimetro del progetto e il tipo di responsabilità organizzativa.
Gli alunni BES includono situazioni molteplici: difficoltà di apprendimento non certificate come disabilità, disturbi evolutivi specifici, svantaggi socio-culturali o linguistici. Inoltre, una stessa classe può avere bisogni molto diversi, e proprio per questo la didattica inclusiva conviene a tutti. Perciò, anche quando non c’è un PEI, certe strategie restano utili: consegne chiare, routine prevedibili, materiali graduati, valutazione trasparente. In altre parole, la personalizzazione non è un “privilegio” per pochi, ma un modo di fare educazione che riduce disuguaglianze.
Tre tipologie di percorso: come scegliere senza etichettare
Nella pratica si distinguono spesso tre impostazioni, che aiutano a leggere scelte e aspettative. Un percorso con obiettivi riconducibili alla classe, con adattamenti mirati, sostiene partecipazione e traguardi condivisi. Un percorso differenziato prevede obiettivi personalizzati non sovrapponibili a quelli della classe, e quindi richiede criteri valutativi coerenti. Infine, una visione “globale” integra aspetti didattici, comunicativi, relazionali e sociali, perché l’apprendimento non vive separato dalla qualità delle relazioni. Tuttavia, nessuna etichetta sostituisce l’osservazione: la scelta migliore è quella che consente progressi reali e dignitosi.
Esempi di inclusione quotidiana: quando il gruppo classe diventa risorsa
Molte pratiche non costano nulla e cambiano molto. Per esempio, un compito di storia può prevedere tre modalità di restituzione: mappa concettuale, esposizione orale breve o testo scritto con scaletta. Così si mantiene l’obiettivo disciplinare, ma si differenziano i canali. Inoltre, il cooperative learning può essere progettato con ruoli chiari: chi legge, chi sintetizza, chi controlla tempi. Di conseguenza, lo studente con disabilità partecipa con un ruolo riconoscibile e utile, e non resta “aiutato” in modo generico. È proprio qui che l’inclusione diventa cultura di classe.
Quando la scuola lavora bene su questi aspetti, il PEI non rimane un’isola separata dai percorsi BES. Perciò si crea un continuum: strumenti inclusivi per tutti, e interventi specifici quando servono. L’insight finale è semplice ma decisivo: l’equità nasce dalla chiarezza delle aspettative e dalla cura delle condizioni di accesso, non dall’uniformità delle richieste.
Che differenza c’è tra PEI e PDP?
Il PEI (Piano Educativo Individualizzato) riguarda alunni con disabilità certificata e definisce un progetto educativo-didattico completo: obiettivi, strategie, strumenti, verifiche, risorse e misure di inclusione. Il PDP, invece, si usa per DSA o altri BES e si concentra soprattutto su strumenti compensativi e misure dispensative, senza la stessa ampiezza progettuale del PEI.
Chi deve partecipare al GLO per la redazione del PEI?
Il GLO include docenti curricolari, insegnanti di sostegno, famiglia, eventuali figure professionali interne o esterne e operatori dei servizi socio-sanitari. Quando possibile, partecipa anche lo studente, in un’ottica di autodeterminazione e partecipazione consapevole al percorso di educazione e apprendimento.
Quando si aggiorna il Piano Educativo Individualizzato durante l’anno?
Il PEI si redige a inizio anno scolastico e si aggiorna periodicamente, soprattutto se cambiano bisogni, contesto o organizzazione (orari, docenti, interventi). Inoltre, il monitoraggio in itinere aiuta a correggere strategie e strumenti, così che il supporto educativo resti coerente con la realtà della classe.
Il PEI informatizzato è obbligatorio per tutte le scuole?
Nelle scuole statali è previsto l’uso dell’applicativo dedicato sul portale SIDI tramite la sezione Gestione Alunni con Disabilità (GAD). Nelle scuole paritarie, invece, la compilazione può rimanere in formato cartaceo; tuttavia, contenuti, qualità del documento e corresponsabilità restano gli stessi.
Cosa rende davvero efficace la compilazione PEI, oltre alla correttezza formale?
Rende efficace il PEI la coerenza tra osservazioni iniziali, obiettivi, strategie, strumenti e criteri di valutazione, con attenzione a barriere e facilitatori del contesto. Inoltre, un documento funziona quando resta “vivo”: viene usato dai docenti, condiviso con la famiglia e verificato con evidenze, così da sostenere inclusione, personalizzazione e partecipazione reale.
Sono Giulia, ho 29 anni e sto preparando il concorso docenti e la TFA sostegno dopo la laurea in Scienze dell’Educazione. Studio soprattutto dal telefono, tra una lezione e un turno di lavoro, e cerco spiegazioni chiare e con esempi concreti per capire in fretta e arrivare pronta all’esame.



