La pedagogia speciale si occupa di comprendere e supportare lo sviluppo di individui con bisogni educativi specifici. Tra le condizioni più diffuse e complesse troviamo il Ritardo Mentale (oggi definito Disabilità Intellettiva) e la Sindrome di Down.
In questo articolo analizzeremo le caratteristiche, le cause e, soprattutto, le strategie educative per favorire l’autonomia e l’integrazione di questi soggetti, partendo dai fondamenti della teoria di Piaget sullo sviluppo mentale.
Il Ritardo Mentale: Definizione e Classificazione
Il Ritardo Mentale (RM) è una condizione clinica eterogenea, caratterizzata da un funzionamento intellettivo significativamente al di sotto della media e da limitazioni nel comportamento adattivo. Secondo i principali manuali diagnostici (DSM, ICD-10, AAMR), la diagnosi richiede la presenza di tre criteri:
- Quoziente Intellettivo (QI) inferiore a 70;
- Compromissione del comportamento adattivo in almeno due aree (comunicazione, cura di sé, vita in famiglia, competenze sociali, ecc.);
- Esordio prima dei 18 anni.
I Livelli di Gravità
Tradizionalmente, il ritardo mentale viene classificato in base al QI, anche se le nuove prospettive (come nel DSM-5) pongono maggiore enfasi sul livello di supporto necessario:
- Lieve (QI 50-70): Comprende l’85% dei casi. Spesso non distinguibili dai coetanei fino all’età scolare, possono raggiungere un livello di apprendimento pari alla quinta elementare e acquisire buone capacità sociali e lavorative.
- Moderato (QI 35-55): Circa il 10% dei casi. Possono imparare a comunicare, curare la propria persona e spostarsi in luoghi familiari, ma difficilmente superano il livello della seconda elementare.
- Grave (QI 20-40): 3-4% dei casi. Possono imparare a parlare e a svolgere attività elementari di cura personale, ma necessitano di ambienti protetti.
- Gravissimo (QI < 20): 1-2% dei casi. Spesso associato a condizioni neurologiche, richiede assistenza e supervisione costanti.
Cause e Dibattito Scientifico
L’eziologia del RM è varia: fattori genetici (5%), alterazioni prenatali (30%), perinatali (10%) e postnatali. Una distinzione utile è quella proposta da Zigler tra ritardo organico (con danno biologico certo) e ritardo familiare/culturale (dovuto a deprivazione ambientale). Il dibattito scientifico si concentra sulla natura del deficit: è un semplice rallentamento dello sviluppo (concezione evolutiva) o un’organizzazione cognitiva strutturalmente diversa (concezione strutturale)? Probabilmente entrambi gli aspetti coesistono, manifestandosi con rigidità di pensiero, difficoltà di pianificazione e deficit nella metacognizione.
La Sindrome di Down: Trisomia 21
La Sindrome di Down è la causa genetica più comune di disabilità intellettiva. È causata dalla presenza di un cromosoma in più nella coppia 21 (trisomia). Esistono tre forme:
- Trisomia libera (95%): presente in tutte le cellule (non ereditaria).
- Trisomia da traslocazione (3%): parte del cromosoma 21 si fonde con un altro; può essere ereditaria.
- A mosaico (2%): solo alcune cellule presentano l’anomalia, con effetti spesso meno gravi.
Le persone con Sindrome di Down presentano tratti somatici caratteristici (occhi a mandorla, ipotonia muscolare) e un ritardo mentale variabile. Sul piano cognitivo, mostrano una buona sequenzialità nello sviluppo, ma con tempi più lunghi e difficoltà nel pensiero astratto e nella memoria a breve termine.
Intervento Educativo e Ruolo della Scuola
L’educabilità delle persone con disabilità intellettiva è un dato acquisito. L’intervento educativo si muove tra due poli teorici:
- Approccio Comportamentista: Utilizza tecniche come il rinforzo, il shaping (modellaggio) e il chaining (concatenamento) per insegnare abilità specifiche.
- Approccio Cognitivista e Metacognitivo: Punta a sviluppare la consapevolezza dei propri processi mentali, insegnando strategie generali di apprendimento e problem-solving.
A Scuola: Oltre l’Integrazione
L’inserimento scolastico è cruciale. La scuola deve evitare il rischio di “pseudo-apprendimenti” (eseguire compiti senza capirne il senso) e lavorare sull’autostima e sulla motivazione. Un bambino che sperimenta continui fallimenti sviluppa un senso di inadeguatezza; l’obiettivo è quindi proporre compiti adeguati alle sue risorse reali, favorendo l’autonomia e la socializzazione.L’integrazione è garantita dalla Legge 104.
La collaborazione tra scuola, famiglia e servizi è essenziale per costruire un “Progetto di Vita” che guardi oltre la scuola, verso l’inclusione lavorativa e sociale.
Sintesi tratta da “Pedagogia speciale delle disabilità” di Marco Paolo Dellabiancia.



