Disabilità Sensoriali: Sordità, Cecità e Strategie Educative

Disabilità Sensoriali: Sordità, Cecità e Strategie Educative

Le disabilità sensoriali, che riguardano la vista e l’udito, rappresentano una sfida particolare in ambito educativo. A differenza delle disabilità intellettive, qui il potenziale cognitivo è spesso intatto, ma è il “canale” di accesso alle informazioni a essere compromesso.

In questo articolo esploreremo le specificità della sordità e della cecità, analizzando gli strumenti comunicativi (come la LIS) e le modalità di apprendimento (come la percezione aptica) necessarie per una vera integrazione.

1. La Disabilità Uditiva: Classificazione e Comunicazione

La sordità non è un blocco unico. La classificazione audiometrica distingue diversi livelli di perdita uditiva, misurati in decibel (dB):

  • Leggera (20-40 dB): Perdita di alcuni elementi del discorso, ma comprensione globale mantenuta.
  • Media (40-70 dB): La soglia si trova nella zona della voce parlata; l’acquisizione del linguaggio è compromessa senza protesi o rieducazione.
  • Severa (70-90 dB): La parola non viene percepita; necessario il ricorso alla lettura labiale o ai segni.
  • Profonda (> 90 dB): Nessuna percezione della parola.

Metodi Educativi: Oralismo, Bimodale o Bilinguismo?

La storia dell’educazione dei sordi è segnata dal dibattito tra metodi diversi:

  1. Metodo Oralista: Punta esclusivamente sull’apprendimento della lingua parlata e sulla lettura labiale, escludendo i gesti.
  2. Metodo Bimodale: Utilizza l’italiano come lingua base, ma accompagna le parole con segni gestuali (Italiano Segnato) per facilitarne la comprensione.
  3. Educazione Bilingue: È l’approccio più moderno e rispettoso della cultura sorda. Espone il bambino contemporaneamente alla lingua vocale (italiano) e alla LIS (Lingua dei Segni Italiana). La LIS viene acquisita in modo naturale e spontaneo perché viaggia sul canale visivo (integro), mentre l’italiano viene appreso come seconda lingua.

Il Ruolo dell’Assistente alla Comunicazione

La legge 104/92 prevede la figura dell’Assistente alla Comunicazione. A differenza dell’insegnante di sostegno, questo operatore (spesso sordo o esperto in LIS) funge da “ponte” comunicativo tra l’alunno sordo, la classe e i docenti, favorendo non solo l’apprendimento ma anche la costruzione dell’identità del bambino.

2. La Disabilità Visiva: Cecità e Ipovisione

La disabilità visiva si valuta misurando l’acutezza visiva (visus) e il campo visivo. Si distingue tra cecità totale (nessuna percezione della luce), cecità legale (residuo visivo minimo) e ipovisione.

Un aspetto cruciale per l’educatore è capire la differenza tra chi è cieco dalla nascita (congenito) e chi lo è diventato (tardivo). Il cieco congenito deve costruire la sua rappresentazione dello spazio e degli oggetti senza aver mai avuto il supporto dell’immagine visiva, affidandosi interamente agli altri sensi.

La Percezione Aptica: “Toccare con Attenzione”

Spesso si dice che “le mani sono gli occhi dei ciechi”. Tuttavia, il tatto è diverso dalla vista. La vista è sintetica e immediata (colpo d’occhio), mentre il tatto è analitico e sequenziale.

Si parla di percezione aptica per descrivere l’esplorazione attiva degli oggetti attraverso il tatto e il movimento. Per conoscere una forma, il bambino non vedente deve esplorarne i contorni, la superficie e il volume in sequenza, per poi ricostruire mentalmente l’immagine globale. È un processo cognitivo complesso che va educato fin dalla prima infanzia.

Il Mito del “Sesto Senso”

Contrariamente alla credenza popolare, i ciechi non hanno un “sesto senso” magico che li guida. Hanno semplicemente sviluppato, per necessità, un’attenzione superiore ai segnali uditivi, olfattivi e tattili che i vedenti ignorano.

L’udito, ad esempio, diventa uno strumento di misurazione spaziale (ecolocalizzazione): il riverbero di un suono permette di capire se ci si trova in una stanza grande o piccola, o se c’è un ostacolo (come un muro o una colonna) nelle vicinanze.

Sport e Inclusione: Il Torball

L’integrazione passa anche attraverso il gioco e lo sport. Il Torball è uno sport a squadre specificamente ideato per i non vedenti. Si gioca con una palla sonora (contenente campanelli) che deve essere lanciata rasoterra verso la porta avversaria. Per garantire parità di condizioni, tutti i giocatori, anche gli ipovedenti, indossano una benda oscurante. È un eccellente esercizio di orientamento, ascolto e coordinazione.


Sintesi tratta da “Pedagogia speciale delle disabilità: sindromi e trattamenti” di Marco Paolo Dellabiancia.

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