Le funzioni esecutive rappresentano un complesso sistema di attività della mente essenziale per il comportamento umano. Esse regolano i processi di pianificazione, controllo e coordinazione del sistema cognitivo, governando l’attivazione e la modulazione degli schemi mentali.
Negli ultimi vent’anni, l’interesse scientifico verso queste funzioni è cresciuto notevolmente. Sebbene manchi ancora un modello unico che comprenda esaustivamente tutte le abilità incluse in questo concetto, possiamo identificare alcune competenze fondamentali che ne costituiscono il nucleo.
Cosa includono le Funzioni Esecutive?
Le funzioni esecutive non sono un singolo processo, ma un insieme di abilità che permettono all’individuo di adattarsi all’ambiente e raggiungere scopi. Tra queste troviamo:
- Organizzazione: la capacità di strutturare le azioni in sequenze gerarchiche di finalità e obiettivi.
- Flessibilità: lo spostamento rapido dell’attenzione sulle informazioni rilevanti.
- Controllo inibitorio: l’attivazione di strategie appropriate e, contemporaneamente, l’inibizione di risposte impulsive o non adeguate al contesto.
Il loro impiego è indispensabile in tutti i tipi di problem solving: non solo in quelli astratti e complessi (come i problemi matematici), ma anche nella gestione ordinaria della vita quotidiana e nell’acquisizione delle abilità sociali.
Anatomia: Il Ruolo della Corteccia Prefrontale
Da un punto di vista neurofisiologico, si ritiene che le funzioni esecutive siano anatomicamente correlate a diverse aree della corteccia cerebrale prefrontale e ai relativi circuiti cortico-sottocorticali. Ogni area sembra specializzata in compiti specifici:
- Area prefrontale dorso-laterale: coinvolta particolarmente nell’astrazione e nella pianificazione delle azioni.
- Area orbitofrontale: deputata alla regolazione delle emozioni e ai processi decisionali.
- Area del cingolo anteriore: (soprattutto la parte dorsale) coinvolta nel controllo della motivazione e nella gestione degli stimoli interferenti.
Deficit e Sintomi Comportamentali
Un deficit a carico delle funzioni esecutive può manifestarsi in diverse sindromi, come l’autismo, la dislessia, la schizofrenia e, in modo molto evidente, nella Sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD).
I sintomi comportamentali derivanti da una disfunzione esecutiva possono essere molto vari e spesso opposti:
- Sindrome da dipendenza ambientale: il soggetto reagisce agli stimoli senza filtro. Ad esempio, attua “comportamenti d’uso” (usa un oggetto appena lo vede, anche se il contesto non lo richiede) o “comportamenti d’imitazione” (imita spontaneamente i gesti di chi gli sta davanti).
- Ipoattività: manifestazioni di apatia o anedonia, dove la persona non riesce a iniziare comportamenti che pure le darebbero gratificazione (affetto, cibo).
- Iperattività: caratterizzata da distraibilità, impulsività e disinibizione.
In generale, il comportamento di chi soffre di deficit esecutivi appare disorganizzato e poco finalizzato.
Concetti Chiave: Un Glossario della Mente
Per comprendere appieno le funzioni esecutive, è utile analizzare il lessico specifico utilizzato in neuropsicologia e psicologia cognitiva.
Cognizione e Funzioni Cognitive
Il termine cognizione (dal latino cognoscere) si riferisce ai processi mentali, consci e inconsci, attraverso i quali si acquisisce consapevolezza e conoscenza. Include ragionamento, percezione, intelligenza e apprendimento. In biologia, le funzioni cognitive sono competenze che permettono alle specie animali di rappresentarsi l’ambiente, sopravvivere e riprodursi.
Metacognizione
La metacognizione è un costrutto teorico fondamentale in ambito educativo. Indica la capacità di “pensare sul proprio pensiero”: un tipo di autoriflessività che permette di distanziarsi, auto-osservare e riflettere sui propri stati mentali. Grazie alla metacognizione possiamo monitorare e dirigere i nostri processi di apprendimento.
Teoria della Mente (ToM) e Mentalizzazione
La Teoria della Mente è la capacità di attribuire stati mentali (credenze, intenzioni, desideri, emozioni) a se stessi e agli altri, e di comprendere che gli altri hanno stati mentali diversi dai propri. Questa abilità si acquisisce normalmente intorno ai 3-4 anni.spesso compromessa nel ritardo mentale o nell’autismo
Strettamente legato è il concetto di mentalizzazione, ovvero il “tenere a mente la mente”. È la capacità di rappresentarsi internamente gli stati mentali e di simbolizzare i conflitti affettivi. Un deficit in quest’area può portare all’alessitimia (incapacità di riconoscere ed esprimere le emozioni), tipica di alcune patologie psicosomatiche.
Il Test della Falsa Credenza (Sally-Anne Test)
Per verificare lo sviluppo della Teoria della Mente nei bambini, si utilizza spesso il test della falsa credenza (o test di Sally-Anne). Ecco come funziona:
- Al bambino vengono mostrate due bambole, Sally e Ann.
- Sally mette una biglia nel suo cestino e se ne va.
- Mentre Sally è via, Ann sposta la biglia nella sua scatola.
- Quando Sally torna, si chiede al bambino: “Dove cercherà la biglia Sally?”
Se il bambino risponde “nel cestino” (dove Sally crede che sia), dimostra di possedere una Teoria della Mente, capendo che Sally ha una credenza falsa rispetto alla realtà. Se risponde “nella scatola” (dove la biglia è realmente), non riesce ancora a distinguere tra la propria conoscenza e quella altrui.



